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Florovivaismo e Globalgap

Florovivaismo e Globalgap

Il florovivaismo rappresenta in Italia una branca dell’agricoltura importante per molteplici aspetti, sia economici che sociali: agendo sul materiale vegetale utilizzato nella realizzazione di parchi e giardini di tipo pubblico e privato migliora il benessere psicofisico degli abitanti dei centri urbani. Ciò che contraddistingue e caratterizza questo settore, è l’abbondanza delle specie vegetali messe a dimora in aree in cui la specializzazione si è spinta sino ad evolvere in veri e propri distretti produttivi.

In ambito nazionale citiamo la provincia di Imperia con il 20% degli occupati in agricoltura, il distretto del Lago Maggiore con 3600 addetti inclusi gli stagionali, la provincia di Pistoia con 7000, il distretto florovivaistico di Como e Lecco che incide su una superficie di circa 700 ettari con 2000 lavoratori fissi e 500 stagionali.

In Europa, il maggiore mercato di consumo a livello mondiale, l’Italia ha un ruolo preminente: oltre ad essere insieme alla Germania il secondo paese esportatore dopo l’Olanda, impiega il 30% della SAU (Superficie agricola utile) complessiva. Il mercato sembra tenere benché risenta della crisi manifestatasi soprattutto nei consumi dei fiori recisi, dell’agguerrita concorrenza dei giganti Cina ed India e di paesi come Kenia, Colombia, Israele ed Ecuador che nel settore floristico rappresentano il 70% delle importazioni nella UE. Una tenuta importante tanto più che a monte e a valle vive il mercato dell’indotto: costitutori e moltiplicatori di materiale di propagazione, aziende che producono mezzi tecnici, macchinari, vasi, substrati di coltivazione, materiale plastico per tunnel e serre etc. Vogliamo concludere l’analisi dei dati economici evidenziando che il valore della produzione florovivaistica rappresenta il 6% della produzione agricola nazionale.

Note dolenti si registrano però a livello di organizzazione del mercato, ulteriormente complicata dalla insufficiente e obsoleta rete infrastrutturale del paese che penalizza soprattutto le regioni del sud in termini di costi ed efficienza. Per quanto riguarda l’ organizzazione dell’offerta, essa appare frammentata per le piccole dimensioni delle aziende che la compongono e carente in termini di pianificazione. Una mancanza che rappresenta un fattore chiave soprattutto quando si ha a che fare con prodotti legati alla stagionalità. Si aggiunga poi che le filiere non sono ben coordinate e strutturate, essendo costituite da un numero variabile di intermediari commerciali che non possono avvalersi di piattaforme logistiche. Data la premessa, per incentivare e mantenere il settore florovivaistico, il piano nazionale 2010/2012 del Mipaaf prevede una serie di azioni volte alla valorizzazione delle produzioni florovivaistiche tra le quali rientrano le certificazioni di prodotto di cui GLOBALGAP è quella maggiormente riconosciuta a livello internazionale.

La certificazione ad uno standard, oltre ad indirizzare le aziende verso l’armonizzazione di (buone) pratiche agricole ecosostenibili, potrebbe rivelarsi utile se non addirittura fondamentale nella penetrazione dei mercati soprattutto esteri, laddove .entrano in gioco la Grande Distribuzione Organizzata, Garden Center, Centri per il bricolage etc. Nell’ottica di ampliare la propria gamma di servizi, CCPB si è attivato anche su questo fronte oltre ad aver già ottenuto il riconoscimento per le “combinable crops”, ovvero le colture estensive e cerealicole.

MARCO ROFFIA Resp. Schema Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto – CCPB srl