RELAZIONE TECNICA: UNO STRUMENTO PER LA QUALITA’ AZIENDALE

La relazione tecnica, come ricordato nei precedenti due articoli sull’argomento, è un documento obbligatorio previsto sia nei Principi generali del Reg. CE 834/2007 (art. 4), sia dall’art. 63 del Reg. CE 889/2008.

Nel primo, s’introduce un concetto molto attuale e già presente nelle normative più importanti per la produzione, quali quelle sull’igiene e sulla sicurezza, e cioè che ogni ipotesi di misura precauzionale e di prevenzione adottata, deve essere conseguenza di una valutazione del rischio realmente esistente e che solo a seguito di questa analisi i processi di produzione biologici “[...] se del caso, si avvalgono di misure precauzionali e di prevenzione”.

A questo primo concetto, base di ogni processo di qualità, segue la descrizione più dettagliata di cosa deve contenere la relazione tecnica (art. 63 – Reg. CE 889/2008).

La relazione tecnica per le aziende agro-alimentari spesso non rappresenta una novità, poiché molte di quelle che scelgono la certificazione biologica, hanno già un sistema di qualità evoluto, se non certificato.

Niente di più facile, in questo caso, per la predisposizione della relazione tecnica, che partire da proprie procedure di auto-controllo già testate e di cui si è già verificata l’efficacia, per definire le azioni precauzionali necessarie per la gestione del prodotto biologico. In questo caso, la sfida per un serio responsabile assicurazione qualità, consiste nell’impegno alla progettazione di un sistema che alzi ulteriormente il livello di garanzia del proprio processo, così da adempiere ai criteri più restrittivi previsti dalla normativa.

Viceversa, l’azienda che affronta la certificazione biologica come prima occasione di applicazione dei principi di analisi del rischio e di redazione ed applicazione di procedure operative e di auto-controllo, compie una completa e complessa revisione della propria organizzazione aziendale, con una conseguente crescita qualitativa di grande impatto per sé e per i propri clienti.

La certificazione biologica, anche attraverso la relazione tecnica, è dunque, sempre un’occasione di crescita aziendale che non va perduta. La relazione tecnica non deve essere vissuta dalle aziende come un modulo da compilare e da spedire con la notifica, anche se ricevuto dal proprio organismo di controllo, ma come un’opportunità per introdurre in azienda oggettivi criteri di crescita della qualità del proprio processo, e parametri di misura degli stessi.

La predisposizione della relazione tecnica, presuppone un’analisi del proprio processo produttivo fatta secondo una nuova prospettiva, poiché le criticità del prodotto biologico sono maggiori e diverse da quelle dell’analogo convenzionale. Questa rilettura del proprio lavoro quotidiano, delle attrezzature utilizzate, e dei parametri tecnologici di produzione, è indispensabile per capire cosa accadrà quando si sarà operativi.

Solo da una siffatta analisi si ottiene la valutazione del rischio di cui parla la normativa; per farla, non si può mutuare acriticamente il procedimento analitico applicato al prodotto convenzionale, perché non si raggiungerebbe lo scopo. Per capire quale criticità emergerà dal proprio processo, nel momento in cui esso sarà coinvolto dal prodotto biologico, bisogna conoscere molto bene la normativa, comprenderne gli obiettivi, e capire così il perché delle restrizioni e delle maggiori difficoltà imposte.

Da questa analisi del rischio che, a questo punto è chiaro, non riguarda solo le macchine ma anche le persone, segue logicamente e quasi senza difficoltà, l’individuazione delle misure precauzionali e di prevenzione. Perché diciamo “quasi senza difficoltà”? Perché crediamo che un’analisi seria ed approfondita del processo produttivo, porti immancabilmente ad una chiarezza di visione che rende sicuro e rapido il percorso verso il suo adeguamento; e l’adeguamento, spesso, non riguarda primariamente le linee di produzione o i parametri tecnologici. La più grande esperienza di qualità offerta dalla certificazione biologica, è quella riservata alle persone coinvolte, dalle maestranze alla direzione; sono costoro, infatti, a determinare il successo dell’operazione. E’ esperienza consolidata, di chi come noi affianca le aziende nell’ottenimento della certificazione biologica, che maggiore è la consapevolezza e la condivisione del progetto di certificazione, minore è l’impatto ed il costo dell’adeguamento aziendale per il suo ottenimento.

Massimo Govoni Direzione Divisione Biologica di Bioqualità